"ad ogni nuova soluzione corrispondono nuovi problemi"
"si lavora e si fatica per poco pane e niente fica"
"per te scrivere è fare le fotografie dentro" di Jeanette
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Ho trovato un paio di occhiali, non i miei soliti un po' storti e tutti rigati, un paio di occhiali che se li metti ci vedi chiaro.
Ma chiaro chiaro, non chiaro che le linee ti sembrano più nette e le lettere meno confuse, ma chiaro che il mondo ti sembra più netto e le persone meno confuse.
Ho detto tante volte chiaro, ma è una cosa esaltante guardarsi in giro e vedere bene il mondo.
C'è l'imbecille di sotto che suona e sbraita dall'abitacolo della macchina che non è un imbecille se lo guardi con questi occhiali, è uno che ha fretta, ma ha un buon motivo per avere fretta.
C'è il commesso sgarbato che non saluta non sorride e ti guarda male che non è che non vuole salutare, vorrebbe sorridere e non sta guardando male proprio me, ma è stanco ed in più ha avuto un dispiacere.
Cammino con indosso questi occhiali ed è tutto più chiaro, i piccioni fanno quello che il diennea gli chiede, non sono antipatici, la gente passeggia e sono tutti più magri, perchè con questi occhiali ci vedi chiaro, e vedere chiara una persona vuol dire che non vedi tutte le persone che è quella persona che si sovrappongono ognuna però un po' sfalsata, ne vedi solo una, che è davvero quella persona.
Vedo il mio amico quello noioso, che oggi non è noioso è che vuole essere ascoltato ogni tanto.
Vedo quel mio amico inopportuno che però a guardarlo chiaramente non è inopportuno, vuole imparare a trattare con gli altri e si sbaglia mentre impara.
Vedo quel mio amico poco intelligente, ma non è stupido, ci mette solo di più a pensare alle cose.
Vedo uno specchio, c'è quel tizio stronzo ed arrongante con un paio di occhiali nuovi, che però non è stronzo e arrogante ha solo...
Ma sai che alla fine sti occhiali non sono poi un granchè?
si ok vedere chiaro, ma mi sa che sfrorzino troppo gli occhi, mi bruciano un po', che poi anche questa montatura pesante, grossa, a me piace di più sottile, proprio come quella di questi occhiali qua, peccato siano un po' storti e parecchio rigati, sono i miei vecchi.
Ti saluterei con tranquillità se solo lo stronzo dietro di me smettesse di suonarmi il clacson e quella pugnetta del mio amico mettesse giù il telefono una buona volta, ci sia mai una volta che racconti qualcosa di non palloso.
I miei nonni posseggono memorie della guerra che sono decisamente sopra le righe, sono tutti quei fatti di vita comune con i militari stranieri che mettono in evidenza i lati umani degli "invasori" sia tedeschi che canadesi.
Promessa per l'anno nuovo: comprare un microfono, attaccarlo al portatile e registrarli.
E poi vista la mia grafomania....scriverli.
Quando [Alessandro] arrivò davanti alle mura [di Babilonia] vide volare un gran numero di corvi che si beccavano l'uno con l'altro, e alcuni di essi caddero a terra davanti a lui -Plutarco-
link utile:
Le scienze
Esiste un preciso rituale per bere dell'assenzio, ed è uno dei motivi per me di più fascino.
Si versa nel bicchiere una quantità ragionevole di assenzio, si appoggia un cucchiaino apposito, forato con una zolletta di zucchero sopra, e con una brocca, si fa gocciolare dell'acqua ghiacciata sullo zucchero per stemperarlo dolcemente.
L'acqua e lo zucchero vanno ad allungare ed addolcire la proverbiale amarezza dell'assenzio, e si dice, anche ad aumentare gli effetti del tujone.
L'assenzio bevuto in questo modo rimane fresco e con un gusto dolce al punto giusto.
La ricetta dell'Assenzio come piaceva Baudleare, ma non mi soddisfa richiede un distillatore, continuerò a cercare.
Inutile dire che non solo è illegale vendere e produrre Assenzio, ma è anche stupido in quanto tossico oltre certe quantità (abbastanza piccole).
Ma naturalmente sognare di essere stupidi è lecito, esserlo davvero no.
Si mettano a macerare per un minimo di 12 ore, in 1 litro d'alcool a 85°, le seguenti piante medicinali secche:
- Artemisia absinthium 25 g.
- Anice 50 g.
- Semi di finocchio 50 g.
- Piccole porzioni di ginepro, noce moscata, veronica, anice, succo limone, angelica.
All'estratto ottenuto si aggiungano 0,5 litri d'acqua.
Si ponga la soluzione in un distillatore.
Il processo di distillazione va interrotto quando si è ottenuto 1 litro di distillato.
Si prelevino 0,4 litri del distillato e si aggiungano:
- Assenzio 10 g.
- Issopo 10 g.
- Succo limone 5 g.
L'estratto ottenuto va scaldato a moderata temperatura e poi filtrato di nuovo.
Fatto questo si aggiungano i restanti 0,6 litri di distillato.
Il litro circa d'assenzio va diluito con acqua fino a raggiungere una gradazione alcolica pari a 75°.
Copio incollo qui sotto qualche altra ricetta dell'assenzio che mi riservo di guardare con più attenzione domani.
Il liquore veniva così prodotto:
Mettere le foglie di due rami di assenzio ed alcune foglie di alloro in un capace contenitore a chiusura ermetica.
Coprire le foglie con un chilogrammo di zucchero e 2 litri circa di grappa bianca, assicurandosi che le foglie vengano completamente coperte dal liquido.
Chiudere ermeticamente il contenitore e lasciare le foglie a macerare per 40 giorni.
Trascorso tale periodo, filtrare il liquido, aggiungere a piacere zucchero o altra grappa e poi imbottigliare.
Paradosso di Schroedinger:
“Mettiamo un gatto in una stanza sigillata ed isolata da qualunque interferenza esterna insieme ad un congegno che sprigionerà veleno nel caso ci sia il decadimento di un atomo di una qualunque materia radioattiva. Il congegno sarà isolato dal gatto. Il tipo di materia radioattiva sarà scelta in modo tale che dopo un lasso di tempo per noi conveniente avrà esattamente il 50% di far decadere un atomo oppure no.
Il paradosso comincia a delinearsi. Visto che la stanza è isolata all'esatto scadere del periodo di tempo, il gatto sarà vivo o morto? Non possiamo saperlo senza osservare. Finchè non apriremo la stanza il gatto sarà sia vivo che morto! Cosa può aiutarci a decidere tra due probabilità esattamente identiche? Solo l'osservazione.
Senza osservazione cè quindi un momento in cui l'universo non decide.”
Il paradosso di Schroedinger nasce come una confutazione dei principi della meccanica quantistica, per dimostrarne l'inapplicabilità su grandi sistemi.
Data:13 Aprile
Ore:22:30
Luogo:In quel luogo dove le distanze per due persone amiche non contano.
O più prosaicamente su Internet
-Ti ricordi quello che diceva la volpe del piccolo principe
Scriveva lei nella sua piccola finestrella che collegava due camere lontane pochi metri.
“Dici la parte sull'addomesticarsi a vicenda? Quando la volpe spiega al principe che lui farà fatica con lei per farla avvicinare, per addomesticarla, per legarla a lui e nel frattempo però rimarrà addomesticato anche lui perchè è tutto un dare e un avere?”
Rispondeva lui sulla sua piccola finestrella che collegava due camere lontane diversi anni-luce
-Proprio quella volpino...non ti fa venire in mente niente?
“uh? Che dici? Cosa dovrebbe venirmi in mente?”
-no niente niente
“spetta, sono lento, ma ci arrivo dopo un po', mi stai dicendo che tu saresti la volpe e che sei rimasta addomesticata? Dovevo aspettarmelo, tutte le donne rimangono affascinate ed addomesticate da me!”
-Sei un presuntuso! E per di più sei lento e NON ci arrivi
lo pungeva lei sul vivo
-tu sei la volpe, io sono il principino, ti ho addomesticato e ci sono rimasta fregata. Non hai paura di innamorarti tu?
“tu si?”
-io si volpino, se tu fossi più vicino probabilmente avremmo già un problema. Mi piace parlare con te, mi dai emozioni forti.
“ho paura di innamorarmi si e anche no, si perchè mi pare ovvio che c'è un'intesa e un feeling che trascende i normali rapporti. No perchè senza lo sguardo non siamo reali. È negli occhi che si leggono le cose.”
Data:21 Giugno
Ora:8:00 A.M.
Luogo:La stazione dei treni
Il treno era ripartito da pochi secondi.
Sentiva acutamente la realtà di tutto quello che gli stava intorno.
Quelli che avevano viaggiato con lui compresa la graziosa biondina dagli occhi verdi si sono già incamminati verso il sottopassaggio.
Resta fermo, il frastuono del treno è già sparito così come tutti gli altri passeggeri.
È il tempo, è ora di decidere.
Rimette lo zaino in spalla.
Si incammina, una scarpa squittisce sulla pavimentazione umida dalla notte andata via da poco.
Passa accanto alle colonne marmoree della pensilina e la scala si ingrandisce ed approfondisce di fronte a lui.
Mette il piede sul primo gradino con la striscia antisdrucciolo nera ridotta a brandelli per l'uso e tocca appena il legno consunto, liscio e viscido della ringhiera.
I neon nel sottopassaggio illuminano crudamente le piastrelle blue e bianche di pessimo gusto.
Un passo.
Rimbomba.
Due passi.
Rimbombano.
È davvero rimasto l'ultimo del suo treno, ma non ha affatto voglia di affrettarsi.
Le piastrelle scorrono al suo fianco con il loro moderno mandala senza senso.
Si sente in un film, vede tutto, sente tutto.
Lontano una goccia fa il suo dovere e sgocciola.
Vicino, proprio accanto a lui c'è una macchia sulle mattonelle bianche.
Una macchina per distribuire le bevande parte all'improvviso emettendo il suo richiamo.
La calda luce dall'alto non lo coglie di sorpresa, la vedeva (vedeva il pulviscolo danzare in quei raggi) da molto.
Stringe un po' più forte il fiore che ha portato con se, sa già che non la stupirà, che lei si aspetta una sorpresa, la ha abituata, ma proprio per questo non è riuscito a trattenersi.
Sospira, prende il coraggio a due mani e appoggia il piede sul primo scalino.
Quando passa sul secondo scalino la scarpa squittisce di nuovo, ma questo non lo ferma.
Risoluto sale, un passo dopo l'altro.
È fuori.
Si guarda intorno.
Vede tutto troppo vivido, i colori sono saturi, le luci sono forti, le voci sono chiare.
Poche persone, e solo una dall'altra parte della grande, alta hall è quella per cui lui è venuto.
Sistema gli spallacci dello zaino, da un'occhiata al grande orologio messo a metà tra le partenze e gli arrivi (le 8:03), si chiede futilmente perchè nelle stazioni gli orologi siano ancora a lancette e parte sicuro che lei lo abbia già notato.
Di nuovo un passo avanti l'altro fissando il suo riflesso nel marmo rosa e nero.
Con il fiore che inizia a sudargli nella mano.
È arrivato, ha attraversato la hall, non la ha ancora guardata direttamente, solo di sfuggita, quel tanto che bastava a non sbattere contro qualcuno e a conoscere la direzione. Lei è ancora un mistero, una silouette e un paio di colori, nessun dettaglio.
Quattro passi.
Delle scarpe bianche, di tela, gli occhielli per i lacci sono di ottone. Dei calzini a righe colorate le riempiono.
Tre passi.
Delle gambe, chiare, lisce, una gonna marrone, non corta, neanche lunga.
Due passi
Una cintura nera, alta una fibbia grande di metallo, una maglietta a righe orizzontali, bianca, blu, rossa, delle maniche lunghe e delle mani piccine, ma belle.
Un passo
I capelli, castani, chiari, un collo bianco.
Si ferma
Una bocca rossa, piccola, incurvata in un sorriso timido e felice, il naso.
Esita.
Alza gli occhi, la curva degli zigoni, la palpebra inferiore, le ciglia.....
.....e poi c'è sempre un momento in cui l'universo decide.
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Mi è stato fatto notare che anche se l'enunciazione del paradosso di Schroedinger è abbastanza corretta così non è per le conclusioni a cui si arriva.Devo ammettere che ho consapevolmente modificato il tutto per una migliore riuscita del racconto.
Mi è stata anche promessa spiegazione del succitato paradosso che non coinvolga forme d'onda ed altri esoterici oggetti della stessa famiglia.
Non appena lo spacciatore ufficiale di spiegazioni fisiche si sarà chiarito le idee ed avrà gettato una tonnellata di matematica fuori dalla finestra la aggiungerò qui perchè in fondo sono anche io un pignolo.
...l'inizio
Ora il tempo riprende a scorrere, lei è sempre sola al centro della pista illuminata dalla plafoniere, ma se volgessimo lo sguardo alle gradinate, là in ombra vedremmo un sedile pieno di un buio un po' più buio, un buio con una be n precisa forma.
C'è un uomo seduto su una delle poltrone del pubblico, un uomo nero nel nero del buio, hai capelli neri e gli color gaietto, un pizzetto corto ed appuntito, veste con un gessato vagamente demodè.
La sua mano sinistra, lunga ed affusolata scivola in una tasca e ne estrae un accendino che luccica d'oro per un istante e portasigarette.
Dopo un breve lampo rimane una luce in più ad illuminare lo stadio del ghiaccio, la rossa brace della sigaretta che ritmicamente si rinvigorisce ed affievolisce.
Il fumo sale pigro verso l'alto soffitto creando giochi con i raggi di luna ed il puntino rosso brucia e si cheta, brucia di nuovo e si cheta di nuovo al ritmo dei singhiozzi di lei.
Lei non si accorge di non essere sola, non può accorgersene, sta piangendo, gli occhi fissi al ghiaccio colorato dalle linee dell'hockey, ed anche se alzasse lo sguardo non se ne accorgerebbe, lei è sola dove conta di più: dentro.
E da sola piange, piange ed inizia a pattinare, si lascia dietro la luce della plafoniera e l'immobilità, si muove verso la penombra e l'ombra per lasciare indietro anche le lacrime ed il doloro.
Ed inizia, un piede avanti, una piccola scivolata laterale e poi l'altro piede ed un'altra scivolata laterale.
Lei comincia a lasciare i suoi segni nel cuore di ghiaccio del posto più solitario del mondo, un segno dritto, veloce per scappare per fuggire, ma poi c'è la barriera e deve curvare, tracciare un quarto di cerchio ed andarsene via di lato, cercando di non farsi inseguire dalle lacrime.
Ma le lacrime sono astute si sono attaccate ai suoi occhi, lei puoi lasciare indietro le lacrime passate, ma le lacrime presenti sono lì sul suo viso.
Aumenta la velocità ed il respiro, se non può lasciare indietro le lacrime lascerà indietro i pensieri.
Un giro, un altro e l'uomo nell'ombra si accarezza il pizzetto con le sue lunghe dita, nella mano sinistra ha la sigaretta ancora accesa, riprende a fumare, sempre a ritmo con il respiro di lei, molto più veloce quindi, e il piccolo disco rosso sembra più luminoso adesso
continua...
Dio stava seduto nella sua piccola cucina piena di spifferi mangiando fagioli, a tratti un forte boato faceva cadere calcinacci dal soffitto o staccare qualche altra piastrella da sopra il lavandino ampliando la macchia di muffa.
Il pappagallo di Dio invece era appollaiato sul suo trespolo in un punto della cucina dove non potesse essere colpito dai calcinacci: sotto il buco dal quale di poteva vedere un cielo livido.
"Mi affascina quella macchia di muffa, assomiglia al profilo di Federico Barbarossa" disse Declan al suo pappagallo.
"un euro e dieci, vuole una sportina signora" rispondeva Furion al suo padrone Declan.
Dio appoggia la scatola di fagioli sul tavolo e afferra il suo fucile.
"Devo uscire Furion, mi serve un'asse per riparare quel buco, incomincia a fare freddo"
"tenga il resto" risponde Furion.
Scarmigliando le penne del suo pappagallo Declan esce, chiudendo con cura dietro di se la porta.
Si guarda intorno.
Prima a destra.
Poi a sinistra.
Poi di nuovo a destra, lì le ombre sono più dense, potrebbe nascondersi qualcuno.
Una rapida corsa piegato in due lo porta a nascondersi nella rientranza del portone dall'altra parte della strada, da lì può tenere sotto mira anche quello che prima non vedeva.
Non c'è nessuno, ma del resto se lo aspettava quasi, hanno già controllato quella zona e salvo controlli casuali sa di essere al sicuro.
Si incammina per le strade tenendosi rasente alle pareti, con un occhio in avanti ed uno alle finestre dei piani alti, qualcuno potrebbe pensare di sparargli in testa per rubargli il caldo giaccone che indossa.
Cammina per tutta l'eternità, dieci minuti, fino ai confini di quel quartiere dove trova quello che gli serve, una porta sfondata, non entra nemmeno, toglie la porta dai cardini e si incammina guardingo verso casa per dedicarsi alla riparazione e ad aspettare che le onde da lui provocate lo raggiungano.
"Lo ha fatto di nuovo signore"
"Maledizione dove e quando questa volta?"
"Alessandro magno, 323 prima di Cristo Signore, sembra che sia riuscito ad inoculargli un virus"
continua...
L'idea
c'è sia un uomo che può viaggiare nel tempo ed ovviamente una pattuglia temporale che gli da la caccia.
Lui è un professore di filosofia, loro sono militari.
Lui è la causa della morte di tutti i personaggi storici più influenti (alessandro magno, federico barbarossa, jfk, cesare, Nelson) e delle sconfitte militari di molti altri (napoleone, Hitler, l'Invincibile Armada).
Loro tengono d'occhio la storia e cercano di prevenirlo.
Lui colpisce a caso nel tempo.
Loro non sanno viaggiare nel tempo, ma riescono ad inviare oggetti? sogni?
Lavorarci su.
oggi
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