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Sto aggiornando il racconto "5 piccole perle bianche" pezzo per pezzo sempre nello stesso post che è quindi da tenere d'occhio per tutti coloro che si annoiano così tanto da leggermi, oggi per esempio è stato aggiornato.
Carla con le sue unghie laccate appoggia la prima perla bianca sugli strati sovrapposti di tessuto.
Questa perla odora del porto poco pulito e delle macchine che passavano, ha la consistenza del cemento armato sotto i pantaloni e dell'erba appassita sotto le suole.
La macchina passa, la signora Lina è già passata di qui più di due ore fa per andare a fare la spesa e non ha potuto fare a meno di notare i due ragazzini seduti sul molo, una è la nipote della signora Nadia. La signora Lina li ha notati come tutti i sabati, perchè quei due tutti i sabati sono lì fino al tramonto e come tutti i sabati la signora Lina si ferma dietro la curva per sperare di avere qualcosa da raccontare ed anche po' per ricordarsi di quella volta sui covoni di fieno.
Gli occhi della ficcanaso sono acuti quanto la sua conoscenza del mondo e gli sembra di essere lì con loro, vede qualcosa scattare in lui, forse il modo in cui drizza le spalle per poi afflosciarle, o forse lo sguardo circospetto che lancia attorno, ma la signora Lina è sicura che quel ragazzino abbia preso una qualche decisione ed infatti un braccio di lui si allunga esitante su una spalla si lei.
Anche dai dieci metri abbondanti che ci sono fino alla curva si vede che Carla ha perso per strada un battito del cuore e più di un respiro, lui la avvicina a se con la stessa espressione di un soldato durante lo sbarco in normandia ed in un attimo che vale un'ora avvicina le labbra alle sue ed allora è come quando si toccano con la lingua i contatti di una batteria, una scossa elettrica non forte, ma tale da farti saltare è il sapore nuovo di labbra che non sono le tue è il momento aspettato tanto a lungo di condividere un'emozione con la persona a cui vuoi bene, è la stranezza di aprire le labbra per far entrare una lingua non tua, è la stranezza di trovare bello questo gesto e chiudere gli occhi perchè il mondo intorno non serve più perchè si è solo labbra, solo lingua e solo abbracci, è anche il mantenersi freddi in un angolo e pensare che diavolo sta succedendo davvero, è un momento che dura per sempre, l'impicciona lo sa e rientra in macchina, per i prossimi giorni ha qualcosa di cui parlare con le amiche.
Carla lascia la prima perla bianca sul tessuto.
La prima perla bianca ha un cuore dello stesso bianco di una foto antica virata al seppia.
Carla con le sue unghie lunghe e laccate appoggia la seconda perla bianca vicino alla prima.
Questa perla suona come una discoteca.
Suona di musica troppo forte e del chiacchierare urlato di mille persone, ha l'equilibrio di un ubriaco sul pavimento viscido di birra e vomito, ha la chiarezza mentale di troppi gin-lemon e di troppe luci lampeggianti colorate.
- Ma non è Carla quella che urla al guardaroba?
- Figata! davvero? sarà fradicia, andiamo a vedere.
"Dammi la mia cazzo di giacca stronzo" urla Carla fuori dal guardaroba mentre un suo amico cerca di trattenerla
"Dì ragazzina calmati" la redarguisce giustamente il tipo dall'altra parte del bancone "calmati dammi il biglietto e pulisciti la faccia, sei un suo amico e non le dai niente per pulirsi?"
L'amico che cerca contemporaneamente di tenerla in piedi, di trattenerla per non farle aggredire qualcuno e di tenersi in piedi (impresa peraltro non facile visto che ha bevuto molto poco meno di lei), ma riesce comunque ad articolare la frase "pulirsi de che?" coniando così la presa per il culo della prossima settimana.
Carla intanto smania rinchiusa nel suo abito finto trasandato con i capelli racchiusi in due trecce, molti anelli alle dita, ed un trucco troppo forte che cola mescolato allo sporco e si accascia a terra mentre il suo amico cade malamente battendo un fianco ed iniziando a frignare e lamentarsi.
Seduta in mezzo alle cicche di sigaretta ai bicchieri di plastica appiccicosi di birra i suoi pantaloni si bagnano ed impregnano diventando più scuri, scuri tanto quanto i ricordi della serata nella sua mente in cui i ricordi appaiono e scompaiono proprio come se fossero le luci della pista dove lo ha conosciuto, bello e con la parlantina sciolta, la ha fatta ridere e sono andati a fare un giro.
Carla seduta in terra continua ad urlare, urla per la sua giacca e urla per andare a casa, la folla intorno parla di lei e del suo volto sporco, qualcuno sa chi è stato e lo cerca in giro con un sorrisetto, qualcuno non sa chi è stato e lo cerca lo stesso furente, i secondi sono gli amici di lei.
Altri flash della sua confusa memoria a breve termine, sono in un posto appartato, lei si appoggia pesantemente a lui, lui le infila la lingua in gola e una mano nel reggiseno, lui si slaccia i pantaloni, lei si siede in un angolo e prende in bocca quello che le viene porto, lui si riabbottona i pantaloni.
Carla alza le mani sul viso sempre imprecando contro tutti e pastrocchia ancora di più sperma e mascara sulle sue guance, sul suo naso e sulla sua bocca.
Un ultimo flash lui le getta a terra lì dov'è seduta un paio di monete, poi la serata si spegne, i suoi amici le hanno raccontato il ritorno a casa.
Le lunghe dita di carla Carla lasciano la seconda perla bianca accanto alla prima.
La seconda perla bianca ha il cuore nero come una caverna.
Le unghie laccate di Carla precipitano la terza perla bianca accanto alle altre due.
La terza perla bianca ha il rumore di un amplesso e il rumore bianco che c'è nella testa quando si è bevuto oltre l'ubriachezza, ha anche i suoni di una coversazione ascoltata quando nessuno sa che stai sentendo.
I rumori della colazione rimbombano nella testa di Carla come delle esplosioni in miniera, la sera prima è stata devastante, ha bevuto, vomitato e bevuto di nuovo, si è trascinata in giro procurandosi un grosso livido sulla gamba e qualche strappo in una maglietta che non aveva bisogno di perdere altro tessuto, poi ad un certo punto ha messo il suo cervello sotto spirito ed ha visto solo il bianco lattiginoso che vortica nella mente di chi ha esagerato, di chi è arrivata al punto in cui tutto è nebbia e le forze sono state risucchiate fuori. Della notte prima da un certo punto in poi ha solo dei flash, non sa come sia arrivata alla loro stanza, ma rivede la sua amica nuda cavalcata ferocemente da Fabio, nelle sue orecchie i gemiti sono di lei mentre gli insulti li urla lui, nella sua mente quella che vede è una scopata veloce, brutale sa che sono ubriachi tutti e due, ma non le interessa, il suo cervello fa click e si spegne di nuovo.
Con le braccia a penzoloni, accasciata su una sedia e tenuta su solo dal muro Carla riapre gli occhi, sente la bava colarle sul mento, non ha le forze per pulirsi e neanche le interessa, le interessa la sua bava tanto quanto vedere Fabio sodomizzare la sua amica pompando furioso mentre lei le chiede prima di smettere poi di continuare.
La sua mente fa di nuovo click.
Con la sodomia è finito il riepilogo della notte e sono finite le scale che portano alla cucina della casa presa in affitto, ora Carla vuole solo un caffè per togliersi di bocca il saporaccio perfido di topo morto da post-sbornia e forse anche lenire il mal di testa visto che per il mal di stomaco sicuramente non c'è niente da fare.
E' sulla porta della cucina e sente i ragazzi raccontarsi la notte prima, il debriefing lo chiamano di solito, vuole sentire Fabio raccontare della sua notte.
"Porca troia se me la sono fatta, me la sono impanata di sopra e di sotto".
Carla sogghigna e non rimane particolarmente scandalizzata, Fabio è sempre stato un bastardo e sa anche che la sua amica si pentirà il giusto della notte prima, è già stata a letto altre volte con gente così, sempre da ubriaca.
Carla è contenta di non essere finita a letto con qualcuno ieri sera, messa com'era chissà cosa gli avrebbe permesso di fare.
"Che non ve l'immaginate quanto era ubriaca, la ho devastata, dopo si addormentata e io ne volevo ancora, quasi mi facevo una sega lì sulla sua faccia, ma poi c'era lì la sua amica, cazzo sembrava in coma ciondoloni sulla sedia con la bocca aperta, vuoi non metterci dentro niente?"
"ma la Carla dici? non avrai..." iniziano a vociare gli amici.
"come no? lei era lì io ero ben attrezzato e gliel'ho fatto assaggiare, non un granchè, è stato come infilarlo nel cemento caldo".
Gli amici impazziscono di risate, lo prendono in giro e parlano di cemento caldo.
Carla si sente mancare le forze nelle gambe proprio come quando era ubriaca, si siede sull'ultimo gradino, il saporaccio che ha in bocca non è più solo il perfido topo dell'ubriachezza, ma assume anche il sapore della depressione, del sentirsi sola, sola da morirne, sola come una persona che non ha il controllo della sua vita.
Le unghie di Carla abbandonano la terza perla bianca di fianco alle altre due.
La terza perla bianca ha il cuore nero come una caverna.
Le dita di Carla nuove di manicure posano la quarta perla bianca sopra le altre tre.
Questa perla ha l'odore di un libro letto e riletto, il rumore di una rilegatura ormai rovinata, il calore del primo giorno di sole dell'anno ed è penetrante come uno sguardo.*
Carla è seduta su una panchina con il viso verso il sole e gli occhi chiusi, è arrabbiata, triste, la borsa appoggiata al suo fianco vibra, ma solo per un attimo, gli ennesimi 160 caratteri in arrivo dall'etere per infastidirla, per ricordarle delle sue serate e dei suoi fallimenti.
Carla non pensa sempre così della sua vita, anzi di solito si sente felice, una bella studentessa che sa divertirsi, non passa sera che non sappia dove andare se vuole uscire, una vita piena, ma poi ci sono quei giorni in cui si trova costretta a pensare, di solito capita sempre un paio di giorni dopo una festa, ovvero quando è ormai chiaro che è stata scaricata un'altra volta, oppure quando è chiaro che lei ha scaricato un'altra persona.
Le è capitato di usare degli uomini e le è capitato di essere usata, spesso a dire il vero, ma ora ha l'amaro in bocca, si sente sola, è la prima giornata di sole e questa panchina le sembra grande come una portaerei, è in momenti come questi che vorrebbe qualcuno per condividere le cose e non semplicemente fisici attimi.
L'uomo nero fissa Carla dall'altra panchina, sta leggendo "Cent'anni di solitudine" ed è stato tutto ad un tratto colpito dalla stessa malattia dei protagonisti del libro, non ricorda più il nome di ciò che ha in mano e non sa a cosa serva, passa gli occhi dalla ragazza alla cosa che ha in mano e pensa che nel primo giorno di sole è già fortunato a godersi questa visione, non si rovinerà il pomeriggio con una figuraccia, no no tornerà a fare quello che faceva prima con la cosa che ha in mano, qualunque cosa fosse. E magari ruberà qualche altra occhiata.
L'uomo nero pensa che sarebbe un cretino a non vivere questa bella giornata appieno ed inizia a confezionare un meraviglioso discorso con cui attaccare bottone con la sconosciuta dell'altra panchina, l'uomo nero odia il primo passo, odia cercare di essere interessante, ma nessuno è fuori dal gioco della seduzione e sa di doversi muovere.
Carla non è fuori dal gioco della seduzione tanto quanto non lo è l'uomo nero sull'altra panchina e si è accorta dei suoi sguardi rubati, l'uomo nero è carino, fa intuire un bel fisico ed uno sguardo intenso sotto agli occhiali e sta leggendo un libro, forse è diverso dai soliti scoppiati che sembra attrarre con allarmante frequenza, forse se lui si farà avanti gli darà un'opportunità.
L'uomo nero si alza con la mente vuota, improvviserà quando sarà alla di lei panchina.
"Ciao, anche tu qua a goderti il primo sole?" dice Gabriel, l'uomo nero pensanto "cazzo il tempo, quanto può essere stupido un uomo per cercare di rimorchiare qualcuna con il tempo"
Incredibilmente lei gli sorride pensando "spero che tu stia leggendo almeno qualcosa di interessante" mentre apre la bocca per dire "si, si sta una meraviglia fuori oggi, che leggi?"
"Cent'anni di solitudine" ammette Gabriel
"Ed io sono Carla, dai siediti, mi inquieti lì in piedi" decide di dargli una possibilità, quello che l'uomo nero non sa è che lei conosce benissimo cent'anni di solitudine, adora macondo e sogna di Melquiades il gitano.
Carla decide di giocare a carte scoperte: "Oggi ho voglia di giocare e di sognare Gabriel, hai una penna?"
"Tieni"
Carla sfodera il block notes dalla borsetta e scrive qualche riga "Chiamami quando avrai capito Gabriel ok?" poi senza dargli tempo si alza, toglie la bici dal cavalletto, inforca la sella e sparisce in lontanaza.
Gabriel rimane perplesso ed immobile, poi legge:
Libri che possiedo nella mia biblioteca e genere: Ultimo libro che ho comprato: "Camminavano come noi" di Clifford Simak Libro che sto leggendo ora: Un libro di fotografia che parla della luce e di come utilizzarla Tre libri che consiglio agli altri bloggers e perché:
Ho in casa molti più libri che spazio dove metterili se dovessi fare una stima direi decisamente più di 300 in costante aumento, i generi non sono il massimo della varietà sono quasi tutti di fantascienza, fantasy ed horror con qualche puntata sui romanzi leggeri (un autore su tutti nick hornby) e manuali di fotografia
"Le regole dell'avventura" che spiega chi è il tipo più adatto a sopravvivere in caso di incidenti nella wilderness, Dracula di Bram Stoker e La casa dalle finestre nere.
I perchè non ci sono perchè sono evidenti dalla lettura dei libri
C'era una volta un coniglio tutto nero che sedeva tranquillo sotto all'antico arco di pietre di fianco alla strada asfaltata.
A solo 200 metri da casa mia.
è sempre strano incontrare scampoli di natura in pieno centro città.
Questo specifico scampolo di natura era completamente nero e se ne stava seduto tranquillo a 50 centimetri dalle macchine che passavano, una sola la mia.
Sembrava molto tranquillo, ma forse era solo un duro in missione, il bruce willies della conigliera, anzi il vin diesel visto che era di colore.
Ammetto di non aver creduto ai miei occhi, ero solo in strada ed ho rallentato bruscamene e mi sono fermato, in un mondo perfetto quando mi fossi voltato lui non sarebbe stato più là, ma sarebbe scomparso per riapparirmi davanti poco dopo, portatore di chissà quale messaggio o psicopompo di chissà quale mostro venuto dall'oltre, ma invece viviamo nella squallida realtà ed il coniglio era ancora lì fermo e non mi guardava neanche.
Ma forse mi lamento troppo, c'è abbastanza magia nell'aver avuto un momento da solo con un coniglio in una città che triplica i suoi abitanti d'estate (ed adesso siamo in giugno)
Esiste!
Il "gauss rifle" l'arma finale per sconfiggere gli alieni che ci soverchiano quanto a tecnologia esiste.
Ed io ne sarò l'orgoglioso possessore entro breve, giusto il tempo di passare in ferramenta.
Naturalmente gli sciocchi vedranno solo un righello con 4 magneti appiccicati e delle palline d'acciaio.
Vorrei avere 8 anni per avere degli amici che mi capiscano e giocare con loro e la mia nuova arma, oppure anche un figlio da coinvolgere in questi progetti andrebbe bene, cercherò di ingegnarmi in un senso o nell'altro.
Link: http://www.scitoys.com/scitoys/scitoys/magnets/gauss.html
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