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mercoledì, 20 ottobre 2004
Once upon a time there was a man...

C'era un uomo rozzo, non rozzo nel senso di un onesto boscaiolo che non conosce le buone maniere e neanche la doccia.
Era rozzo dentro, dove conta di più, la sua anima era una bolla di sapone ricoperta di stagnola per luccicare al sole.
Per gli amanti della sintesi (e quindi in una parola sola) era un superficiale, per gli amanti della precisione invece era un superficiale pieno zeppo di pregiudizi.
Era un uomo da discopub, perfettamente a suo agio nella conversazione insignificante, sempre adeguatamente vestito e dal capello laccato.
Non era nemmeno un uomo stupido, era semplicemente un uomo che non si era mai posto domande difficili e quindi aveva perduto la capacità di farlo.
Per questo quando apparve il primo numero si sentì spaesato per quasi sette minuti, poi ci mise sopra un cerotto e decise che sarebbe passato in pochi giorni come un raffreddore.
Il primo numero era un 5, più o meno a metà tra il polso e il gomito.
Ma che cazzo -pensa lui- ieri sera non ero così sbronzo da non ricordarmi di essermi tatuato e poi, cazzo, 'sto tatuaggio, sembra fatto in prigione.
La conoscenza che Giorgio ha dei tatuaggi in prigione è frutto della sua laurea in film d'azione di serie B (vecchio ordinamento naturalmente).
Effettivamente quel 5 non è certo un tatuaggio da mostrare orgogliosamente agli amici, il colore è un grigiobluastro ed i contorni sono irregolari e sfuocati.
E' chiaramente un lavoro affrettato ed approssimativo tracciato da un operaio del tatuaggio, qualcuno che ha già disegnato decine e decine di numeri durante la giornata e di cui nessuno controlla il lavoro.

continua...



Link utile: The Auschwitz Album

Postato da: Fafhrd a 20/10/2004 22:37 | link | commenti |
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