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Paradosso di Schroedinger:
“Mettiamo un gatto in una stanza sigillata ed isolata da qualunque interferenza esterna insieme ad un congegno che sprigionerà veleno nel caso ci sia il decadimento di un atomo di una qualunque materia radioattiva. Il congegno sarà isolato dal gatto. Il tipo di materia radioattiva sarà scelta in modo tale che dopo un lasso di tempo per noi conveniente avrà esattamente il 50% di far decadere un atomo oppure no.
Il paradosso comincia a delinearsi. Visto che la stanza è isolata all'esatto scadere del periodo di tempo, il gatto sarà vivo o morto? Non possiamo saperlo senza osservare. Finchè non apriremo la stanza il gatto sarà sia vivo che morto! Cosa può aiutarci a decidere tra due probabilità esattamente identiche? Solo l'osservazione.
Senza osservazione cè quindi un momento in cui l'universo non decide.”
Il paradosso di Schroedinger nasce come una confutazione dei principi della meccanica quantistica, per dimostrarne l'inapplicabilità su grandi sistemi.
Data:13 Aprile
Ore:22:30
Luogo:In quel luogo dove le distanze per due persone amiche non contano.
O più prosaicamente su Internet
-Ti ricordi quello che diceva la volpe del piccolo principe
Scriveva lei nella sua piccola finestrella che collegava due camere lontane pochi metri.
“Dici la parte sull'addomesticarsi a vicenda? Quando la volpe spiega al principe che lui farà fatica con lei per farla avvicinare, per addomesticarla, per legarla a lui e nel frattempo però rimarrà addomesticato anche lui perchè è tutto un dare e un avere?”
Rispondeva lui sulla sua piccola finestrella che collegava due camere lontane diversi anni-luce
-Proprio quella volpino...non ti fa venire in mente niente?
“uh? Che dici? Cosa dovrebbe venirmi in mente?”
-no niente niente
“spetta, sono lento, ma ci arrivo dopo un po', mi stai dicendo che tu saresti la volpe e che sei rimasta addomesticata? Dovevo aspettarmelo, tutte le donne rimangono affascinate ed addomesticate da me!”
-Sei un presuntuso! E per di più sei lento e NON ci arrivi
lo pungeva lei sul vivo
-tu sei la volpe, io sono il principino, ti ho addomesticato e ci sono rimasta fregata. Non hai paura di innamorarti tu?
“tu si?”
-io si volpino, se tu fossi più vicino probabilmente avremmo già un problema. Mi piace parlare con te, mi dai emozioni forti.
“ho paura di innamorarmi si e anche no, si perchè mi pare ovvio che c'è un'intesa e un feeling che trascende i normali rapporti. No perchè senza lo sguardo non siamo reali. È negli occhi che si leggono le cose.”
Data:21 Giugno
Ora:8:00 A.M.
Luogo:La stazione dei treni
Il treno era ripartito da pochi secondi.
Sentiva acutamente la realtà di tutto quello che gli stava intorno.
Quelli che avevano viaggiato con lui compresa la graziosa biondina dagli occhi verdi si sono già incamminati verso il sottopassaggio.
Resta fermo, il frastuono del treno è già sparito così come tutti gli altri passeggeri.
È il tempo, è ora di decidere.
Rimette lo zaino in spalla.
Si incammina, una scarpa squittisce sulla pavimentazione umida dalla notte andata via da poco.
Passa accanto alle colonne marmoree della pensilina e la scala si ingrandisce ed approfondisce di fronte a lui.
Mette il piede sul primo gradino con la striscia antisdrucciolo nera ridotta a brandelli per l'uso e tocca appena il legno consunto, liscio e viscido della ringhiera.
I neon nel sottopassaggio illuminano crudamente le piastrelle blue e bianche di pessimo gusto.
Un passo.
Rimbomba.
Due passi.
Rimbombano.
È davvero rimasto l'ultimo del suo treno, ma non ha affatto voglia di affrettarsi.
Le piastrelle scorrono al suo fianco con il loro moderno mandala senza senso.
Si sente in un film, vede tutto, sente tutto.
Lontano una goccia fa il suo dovere e sgocciola.
Vicino, proprio accanto a lui c'è una macchia sulle mattonelle bianche.
Una macchina per distribuire le bevande parte all'improvviso emettendo il suo richiamo.
La calda luce dall'alto non lo coglie di sorpresa, la vedeva (vedeva il pulviscolo danzare in quei raggi) da molto.
Stringe un po' più forte il fiore che ha portato con se, sa già che non la stupirà, che lei si aspetta una sorpresa, la ha abituata, ma proprio per questo non è riuscito a trattenersi.
Sospira, prende il coraggio a due mani e appoggia il piede sul primo scalino.
Quando passa sul secondo scalino la scarpa squittisce di nuovo, ma questo non lo ferma.
Risoluto sale, un passo dopo l'altro.
È fuori.
Si guarda intorno.
Vede tutto troppo vivido, i colori sono saturi, le luci sono forti, le voci sono chiare.
Poche persone, e solo una dall'altra parte della grande, alta hall è quella per cui lui è venuto.
Sistema gli spallacci dello zaino, da un'occhiata al grande orologio messo a metà tra le partenze e gli arrivi (le 8:03), si chiede futilmente perchè nelle stazioni gli orologi siano ancora a lancette e parte sicuro che lei lo abbia già notato.
Di nuovo un passo avanti l'altro fissando il suo riflesso nel marmo rosa e nero.
Con il fiore che inizia a sudargli nella mano.
È arrivato, ha attraversato la hall, non la ha ancora guardata direttamente, solo di sfuggita, quel tanto che bastava a non sbattere contro qualcuno e a conoscere la direzione. Lei è ancora un mistero, una silouette e un paio di colori, nessun dettaglio.
Quattro passi.
Delle scarpe bianche, di tela, gli occhielli per i lacci sono di ottone. Dei calzini a righe colorate le riempiono.
Tre passi.
Delle gambe, chiare, lisce, una gonna marrone, non corta, neanche lunga.
Due passi
Una cintura nera, alta una fibbia grande di metallo, una maglietta a righe orizzontali, bianca, blu, rossa, delle maniche lunghe e delle mani piccine, ma belle.
Un passo
I capelli, castani, chiari, un collo bianco.
Si ferma
Una bocca rossa, piccola, incurvata in un sorriso timido e felice, il naso.
Esita.
Alza gli occhi, la curva degli zigoni, la palpebra inferiore, le ciglia.....
.....e poi c'è sempre un momento in cui l'universo decide.
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Mi è stato fatto notare che anche se l'enunciazione del paradosso di Schroedinger è abbastanza corretta così non è per le conclusioni a cui si arriva.Devo ammettere che ho consapevolmente modificato il tutto per una migliore riuscita del racconto.
Mi è stata anche promessa spiegazione del succitato paradosso che non coinvolga forme d'onda ed altri esoterici oggetti della stessa famiglia.
Non appena lo spacciatore ufficiale di spiegazioni fisiche si sarà chiarito le idee ed avrà gettato una tonnellata di matematica fuori dalla finestra la aggiungerò qui perchè in fondo sono anche io un pignolo.

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