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lunedì, 27 giugno 2005
Cinque piccole perle bianche

Carla con le sue unghie laccate appoggia la prima perla bianca sugli strati sovrapposti di tessuto.
Questa perla odora del porto poco pulito e delle macchine che passavano, ha la consistenza del cemento armato sotto i pantaloni e dell'erba appassita sotto le suole.
La macchina passa, la signora Lina è già passata di qui più di due ore fa per andare a fare la spesa e non ha potuto fare a meno di notare i due ragazzini seduti sul molo, una è la nipote della signora Nadia. La signora Lina li ha notati come tutti i sabati, perchè quei due tutti i sabati sono lì fino al tramonto e come tutti i sabati la signora Lina si ferma dietro la curva per sperare di avere qualcosa da raccontare ed anche po' per ricordarsi di quella volta sui covoni di fieno.
Gli occhi della ficcanaso sono acuti quanto la sua conoscenza del mondo e gli sembra di essere lì con loro, vede qualcosa scattare in lui, forse il modo in cui drizza le spalle per poi afflosciarle, o forse lo sguardo circospetto che lancia attorno, ma la signora Lina è sicura che quel ragazzino abbia preso una qualche decisione ed infatti un braccio di lui si allunga esitante su una spalla si lei.
Anche dai dieci metri abbondanti che ci sono fino alla curva si vede che Carla ha perso per strada un battito del cuore e più di un respiro, lui la avvicina a se con la stessa espressione di un soldato durante lo sbarco in normandia ed in un attimo che vale un'ora avvicina le labbra alle sue ed allora è come quando si toccano con la lingua i contatti di una batteria, una scossa elettrica non forte, ma tale da farti saltare è il sapore nuovo di labbra che non sono le tue è il momento aspettato tanto a lungo di condividere un'emozione con la persona a cui vuoi bene, è la stranezza di aprire le labbra per far entrare una lingua non tua, è la stranezza di trovare bello questo gesto e chiudere gli occhi perchè il mondo intorno non serve più perchè si è solo labbra, solo lingua e solo abbracci, è anche il mantenersi freddi in un angolo e pensare che diavolo sta succedendo davvero, è un momento che dura per sempre, l'impicciona lo sa e rientra in macchina, per i prossimi giorni ha qualcosa di cui parlare con le amiche.
Carla lascia la prima perla bianca sul tessuto.
La prima perla bianca ha un cuore dello stesso bianco di una foto antica virata al seppia.

Carla con le sue unghie lunghe e laccate appoggia la seconda perla bianca vicino alla prima.
Questa perla suona come una discoteca.
Suona di musica troppo forte e del chiacchierare urlato di mille persone, ha l'equilibrio di un ubriaco sul pavimento viscido di birra e vomito, ha la chiarezza mentale di troppi gin-lemon e di troppe luci lampeggianti colorate.

- Ma non è Carla quella che urla al guardaroba?
- Figata! davvero? sarà fradicia, andiamo a vedere.
"Dammi la mia cazzo di giacca stronzo" urla Carla fuori dal guardaroba mentre un suo amico cerca di trattenerla
"Dì ragazzina calmati" la redarguisce giustamente il tipo dall'altra parte del bancone "calmati dammi il biglietto e pulisciti la faccia, sei un suo amico e non le dai niente per pulirsi?"
L'amico che cerca contemporaneamente di tenerla in piedi, di trattenerla per non farle aggredire qualcuno e di tenersi in piedi (impresa peraltro non facile visto che ha bevuto molto poco meno di lei), ma riesce comunque ad articolare la frase "pulirsi de che?" coniando così la presa per il culo della prossima settimana.
Carla intanto smania rinchiusa nel suo abito finto trasandato con i capelli racchiusi in due trecce, molti anelli alle dita, ed un trucco troppo forte che cola mescolato allo sporco e si accascia a terra mentre il suo amico cade malamente battendo un fianco ed iniziando a frignare e lamentarsi.
Seduta in mezzo alle cicche di sigaretta ai bicchieri di plastica appiccicosi di birra i suoi pantaloni si bagnano ed impregnano diventando più scuri, scuri tanto quanto i ricordi della serata nella sua mente in cui i ricordi appaiono e scompaiono proprio come se fossero le luci della pista dove lo ha conosciuto, bello e con la parlantina sciolta, la ha fatta ridere e sono andati a fare un giro.
Carla seduta in terra continua ad urlare, urla per la sua giacca e urla per andare a casa, la folla intorno parla di lei e del suo volto sporco, qualcuno sa chi è stato e lo cerca in giro con un sorrisetto, qualcuno non sa chi è stato e lo cerca lo stesso furente, i secondi sono gli amici di lei.
Altri flash della sua confusa memoria a breve termine, sono in un posto appartato, lei si appoggia pesantemente a lui, lui le infila la lingua in gola e una mano nel reggiseno, lui si slaccia i pantaloni, lei si siede in un angolo e prende in bocca quello che le viene porto, lui si riabbottona i pantaloni.
Carla alza le mani sul viso sempre imprecando contro tutti e pastrocchia ancora di più sperma e mascara sulle sue guance, sul suo naso e sulla sua bocca.
Un ultimo flash lui le getta a terra lì dov'è seduta un paio di monete, poi la serata si spegne, i suoi amici le hanno raccontato il ritorno a casa.
Le lunghe dita di carla Carla lasciano la seconda perla bianca accanto alla prima.
La seconda perla bianca ha il cuore nero come una caverna.

Le unghie laccate di Carla precipitano la terza perla bianca accanto alle altre due.
La terza perla  bianca ha il rumore di un amplesso e il rumore bianco che c'è nella testa quando si è bevuto oltre l'ubriachezza, ha anche i suoni di una coversazione ascoltata quando nessuno sa che stai sentendo.
I rumori della colazione rimbombano nella testa di Carla come delle esplosioni in miniera, la sera prima è stata devastante, ha bevuto, vomitato e bevuto di nuovo, si è trascinata in giro procurandosi un grosso livido sulla gamba e qualche strappo in una maglietta che non aveva bisogno di perdere altro tessuto, poi ad un certo punto ha messo il suo cervello sotto spirito ed ha visto solo il bianco lattiginoso che vortica nella mente di chi ha esagerato, di chi è arrivata al punto in cui tutto è nebbia e le forze sono state risucchiate fuori. Della notte prima da un certo punto in poi ha solo dei flash, non sa come sia arrivata alla loro stanza, ma rivede la sua amica nuda cavalcata ferocemente da Fabio, nelle sue orecchie i gemiti sono di lei mentre gli insulti li urla lui, nella sua mente quella che vede è una scopata veloce, brutale sa che sono ubriachi tutti e due, ma non le interessa, il suo cervello fa click e si spegne di nuovo.
Con le braccia a penzoloni, accasciata su una sedia e tenuta su solo dal muro Carla riapre gli occhi, sente la bava colarle sul mento, non ha le forze per pulirsi e neanche le interessa, le interessa la sua bava tanto quanto vedere Fabio sodomizzare la sua amica pompando furioso mentre lei le chiede prima di smettere poi di continuare.
La sua mente fa di nuovo click.
Con la sodomia è finito il riepilogo della notte e sono finite le scale che portano alla cucina della casa presa in affitto, ora Carla vuole solo un caffè per togliersi di bocca il saporaccio perfido di topo morto da post-sbornia e forse anche lenire il mal di testa visto che per il mal di stomaco sicuramente non c'è niente da fare.
E' sulla porta della cucina e sente i ragazzi raccontarsi la notte prima, il debriefing lo chiamano di solito, vuole sentire Fabio raccontare della sua notte.
"Porca troia se me la sono fatta, me la sono impanata di sopra e di sotto".
Carla sogghigna e non rimane particolarmente scandalizzata, Fabio è sempre stato un bastardo e sa anche che la sua amica si pentirà il giusto della notte prima, è già stata a letto altre volte con gente così, sempre da ubriaca.
Carla è contenta di non essere finita a letto con qualcuno ieri sera, messa com'era chissà cosa gli avrebbe permesso di fare.
"Che non ve l'immaginate quanto era ubriaca, la ho devastata, dopo si addormentata e io ne volevo ancora, quasi mi facevo una sega lì sulla sua faccia, ma poi c'era lì la sua amica, cazzo sembrava in coma ciondoloni sulla sedia con la bocca aperta, vuoi non metterci dentro niente?"
"ma la Carla dici? non avrai..." iniziano a vociare gli amici.
"come no? lei era lì io ero ben attrezzato e gliel'ho fatto assaggiare, non un granchè, è stato come infilarlo nel cemento caldo".
Gli amici impazziscono di risate, lo prendono in giro e parlano di cemento caldo.
Carla si sente mancare le forze nelle gambe proprio come quando era ubriaca, si siede sull'ultimo gradino, il saporaccio che ha in bocca non è più solo il perfido topo dell'ubriachezza, ma assume anche il sapore della depressione, del sentirsi sola, sola da morirne, sola come una persona che non ha il controllo della sua vita.
Le unghie di Carla abbandonano la terza perla bianca di fianco alle altre due.
La terza perla bianca ha il cuore nero come una caverna.

Le dita di Carla nuove di manicure posano la quarta perla bianca sopra le altre tre.
Questa perla ha l'odore di un libro letto e riletto, il rumore di una rilegatura ormai rovinata, il calore del primo giorno di sole dell'anno ed è penetrante come uno sguardo.*
Carla è seduta su una panchina con il viso verso il sole e gli occhi chiusi, è arrabbiata, triste, la borsa appoggiata al suo fianco vibra, ma solo per un attimo, gli ennesimi 160 caratteri in arrivo dall'etere per infastidirla, per ricordarle delle sue serate e dei suoi fallimenti.
Carla non pensa sempre così della sua vita, anzi di solito si sente felice, una bella studentessa che sa divertirsi, non passa sera che non sappia dove andare se vuole uscire, una vita piena, ma poi ci sono quei giorni in cui si trova costretta a pensare, di solito capita sempre un paio di giorni dopo una festa, ovvero quando è ormai chiaro che è stata scaricata un'altra volta, oppure quando è chiaro che lei ha scaricato un'altra persona.
Le è capitato di usare degli uomini e le è capitato di essere usata, spesso a dire il vero, ma ora ha l'amaro in bocca, si sente sola, è la prima giornata di sole e questa panchina le sembra grande come una portaerei, è in momenti come questi che vorrebbe qualcuno per condividere le cose e non semplicemente fisici attimi.
L'uomo nero fissa Carla dall'altra panchina, sta leggendo "Cent'anni di solitudine" ed è stato tutto ad un tratto colpito dalla stessa malattia dei protagonisti del libro, non ricorda più il nome di ciò che ha in mano e non sa a cosa serva, passa gli occhi dalla ragazza alla cosa che ha in mano e pensa che nel primo giorno di sole è già fortunato a godersi questa visione, non si rovinerà il pomeriggio con una figuraccia, no no tornerà a fare quello che faceva prima con la cosa che ha in mano, qualunque cosa fosse. E magari ruberà qualche altra occhiata.
L'uomo nero pensa che sarebbe un cretino a non vivere questa bella giornata appieno ed inizia a confezionare un meraviglioso discorso con cui attaccare bottone con la sconosciuta dell'altra panchina, l'uomo nero odia il primo passo, odia cercare di essere interessante, ma nessuno è fuori dal gioco della seduzione e sa di doversi muovere.
Carla non è fuori dal gioco della seduzione tanto quanto non lo è l'uomo nero sull'altra panchina e si è accorta dei suoi sguardi rubati, l'uomo nero è carino, fa intuire un bel fisico ed uno sguardo intenso sotto agli occhiali e sta leggendo un libro, forse è diverso dai soliti scoppiati che sembra attrarre con allarmante frequenza, forse se lui si farà avanti gli darà un'opportunità.
L'uomo nero si alza con la mente vuota, improvviserà quando sarà alla di lei panchina.
"Ciao, anche tu qua a goderti il primo sole?" dice Gabriel, l'uomo nero pensanto "cazzo il tempo, quanto può essere stupido un uomo per cercare di rimorchiare qualcuna con il tempo"
Incredibilmente lei gli sorride pensando "spero che tu stia leggendo almeno qualcosa di interessante" mentre apre la bocca per dire "si, si sta una meraviglia fuori oggi, che leggi?"
"Cent'anni di solitudine" ammette Gabriel
"Ed io sono Carla, dai siediti, mi inquieti lì in piedi" decide di dargli una possibilità, quello che l'uomo nero non sa è che lei conosce benissimo cent'anni di solitudine, adora macondo e sogna di Melquiades il gitano.
Carla decide di giocare a carte scoperte: "Oggi ho voglia di giocare e di sognare Gabriel, hai una penna?"
"Tieni"
Carla sfodera il block notes dalla borsetta e scrive qualche riga "Chiamami quando avrai capito Gabriel ok?" poi senza dargli tempo si alza, toglie la bici dal cavalletto, inforca la sella e sparisce in lontanaza.
Gabriel rimane perplesso ed immobile, poi legge:

"soltanto allora scoprì che Amaranta Ursula non era sua sorella, ma sua zia,
 e che Francis Drake aveva assaltato Riohacha soltanto perchè loro
 potessero cercarsi per i labirinti più intricati del sangue"

343-1266345"
Pensa che sia un pezzo del libro, si siede, si rimette a leggere, poi torna a casa e l'alba lo coglierà ancora a leggere le ultime righe del libro.
Prima di colazione Carla riceverà un sms e poi ci sarà un altro incontro.
Carla con un sospiro osserva la quarta perla bianca stare ferma vicino alle altre tre.
La quarta perla bianca  ha il cuore dello stesso bianco di una foto antica virata al seppia.


Le nodose nocche di Carla scagliano la quinta perla bianca sulle altre quattro.
Questa perla ha il rumore di un pub, l'odore del fumo stantio e la voce di uno sconosciuto.
Carla si è vestita sexy questa sera, vuole essere guardata, sono ormai un paio di anni che non si veste così senza essere accompagnata da Gabriel, non ne aveva più bisogno ne voglia, sono stati anni felici, ma il tarlo dell'abitudine rodeva e rodeva, troppe pizze davanti alla tv e poche albe ubriachi, troppi giorni svegli la mattina presto per andare da qualche parte e pochi panini alle 6 del mattino dopo aver ballato come se non ci fosse un domani.
Il tarlo dell'abitudine rodeva e rodeva e lei ha sentito il vento soffiare dentro di lei con lo stesso suono che fa in una casa in rovina e così ha lasciato il suo uomo nero per restaurarsi, per tornare viva e vitale.
Ed ora è qui, seduta al pub da sola, ha già salutato molte persone, ne ha già conosciute altre ballando ed è ora di una caipiroska, sta lì centellinando il sapore della fragole e del liquore ed a sentirsi sicura di se quando arriva lui, alto moro e dal sorriso pronto, un ciao, due parole, qualche risata e sono già amici, qualche cocktail dopo ballano al centro del locale e quando ormai sono le quattro e sono sfiniti dal ballo e dall'alcool una boccata d'aria sembra un'idea meravigliosa, come anche un giro del parco buio che confina con il locale.
Carla si aspetta che lui ci provi, pensa che glielo lascierà fare, ma non si concederà è ancora lucida e sa di non volerlo anche se lui è simpatico, vuole solo l'emozione di un giro nel parco e conservare il potenziale di poter fare una cosa ed aver scelto di non averlo fatto.
Mentre lui parla lei assorbe felice le senzazioni, gli alberi che frusciano, il rumore attutito di qualche macchina che passa e bada bene di non appoggiarsi a lui ne a prendergli il braccio, non vuole dargli nessun appiglio nemmeno in questo stato di stupore alcolico.
è infatti lui a passarle un braccio intorno alla vita per proporle una sosta su una panchina in un angolo buio, Carla acconsente ed in un attimo sono seduti e lui cerca di baciarla mormorando quanto lei sia bella, una stella rubata e cose similari.
Carla ringrazia e gira il viso, non vuole baciarlo e non lo bacerà, in queste condizioni un bacio sarebbe un preludio a tutto quello che può succedere tra due adulti e consenzienti e lei non vuole, è esaltata, si sente viva come mai da tanto tempo, ha di nuovo un uomo in pugno e gli può far fare ciò che vuole.
Lui insiste, allunga le mani, Carla continua a schernirsi, lui si fa pesante, insistente, Carla gli propone di tornare al locale, lui insiste per rimanere lì, Carla si alza ed all'improvviso parte, veloce saettante come un lampo, le stelle in alto si moltiplicano e la testa si schiarisce, Carla sente chiaramente l'anello di lui spaccarle il labbro, una sensazione liquida, viscida.
Il dolore la ammutolisce, l'esaltazione è evaporata come se non ci fosse mai stata, Carla non riesce ad urlare, non riesce a muoversi.
Lui la tira con violenza giù sulla panchina, lei sbatte un'anca e la testa, lui le urla che è una troia, la prende per i capelli e tira e cerca di baciarla.
Carla gli morde un labbro dominando il dolore, lui in un secondo la colpisce con due pugni sullo stomaco e sul seno e lei non riesce a respirare, lui la prende per il dietro della testa e le sbatte la fronte sulla panchina.
Tutto si spegne.
Tutto si spegne per troppo poco, Carla riapre un occhio, l'altro non ne vuole sapere e vede lui che le strappa i vestiti, che le fruga sotto la gonna e ne emergono le sue mutandine strappate.
Lui si accorge che lei è sveglia, si alza in piedi e le da due calci sui reni e sulle costole, Carla non sviene e lo vede calarsi i pantaloni, vede il serpente fissarla con la sua pupilla verticale e sa che non sarà indolore, che non ci sarà godimento.
Carla vorrebbe morire con la bestia tra le gambe che va su e giù, lentamente.
Il bastardo si muove piano ed ogni tanto le da un paio di cazzotti per ricordarle chi è che comanda, le morde i capezzoli fino a fare uscire il sangue e poi la fa alzare di nuovo tirandola per i capelli e la appoggia sulla panchina, a pancia sotto.
Carla ha una chiara idea di cosa stia per succedere, è il suo dietro che lui sta cercando e lo trova, così a secco senza che lei possa opporsi o facilitarlo perchè stordita dal dolore.
E lui stantuffa.
E lei sanguina.
E lui geme, anche lei geme, ma per il dolore.
Finalmente lui si svuota le palle nel suo retto, ma non ha finito con lei, la sbatte per terra con violenza, le strappa un altro pezzo di maglietta e si pulisce con quello, poi si china le spalanca la bocca e ci infila il pezzo di stoffa, Carla ha preso troppe botte per sputarlo, ha paura di farlo, lui si alza.
"sai una cosa troia?" dice lui "dopo aver scopato mi scappa sempre da pisciare" e riprendendo in mano il suo attrezzo da sfogo alla sua esigenza, sopra a Carla, bagnandole i capelli, lavando il sangue con l'urina, lasciandole i vestiti appiccicati addosso, poi si gira e se ne va.
Carla sviene di nuovo piangendo.
Si sveglia tra lenzuola bianche, in una stanza con le pareti bianche, i mobili bianchi ed un neon che la guarda dal soffitto, con un occhio solo si guarda intorno, tutto bianco tranne l'uomo nero, il suo uomo nero, Gabriel che si è addormentato leggendo sulla sedia bianca di fianco a lei.
Carla fissa per un secondo la quinta perla bianca vicino alle altre, poi scuote le spalle, prende un nastrino e chiude anche questa bomboniera.
La quinta perla bianca ha il cuore nero come una caverna.
Alla sera nel letto ascolta Gabriel russare, gli passa una mano sulla schiena nuda mentre l'altra si posa sul suo ombelico coperto dal pigiama, Carla accarezza per un attimo il suo uomo e la sua stessa pancia, è felice e sarà ancora più felice.
La prima perla nera è piccola, sta crescendo e Carla la sta aspettando.


*Chiunque passasse di là si sarebbe accorto che il ragazzo non stava davvero leggendo il libro, si vedeva benissimo il suo sguardo altalenare tra la pagina e il profilo della ragazza sull'altra panchina.
Ma nessuno passa di là, sono soli lui, lei, i loro pensieri ed i suoi sguardi imbarazzati.
E' ormai parecchio tempo che Gabriel cerca di tornare a leggere "Cent'anni di solitudine", ma è colpito dalla stessa malattia che hanno i protagonisti, dimentica come si chiama la cosa che ha in mano e soprattutto a cosa serve, si vuole costringere, ma le parole non gli entrano in testa, continua ad alzare lo sguardo per osservare la sconosciuta sull'altra panchina.
Carla è particolarmente compiaciuta di essere osservata dall'uomo nero, è abituata ad essere guardata, sa di essere carina e si veste per esaltare il suo fisico, ma sa anche che quando viene guardata dietro agli occhi c'è un freddo studio su come portarsela a letto, nell'uomo nero non ha notato questo, Carla lo vedrebbe anche se fosse più lontana che l'uomo nero sta già pensando a quando lei si alzerà per andarsene e lui si darà dello scemo, del cretino per non averle detto niente, per non aver cercato di conoscerla.
Gabriel sta pensando a tutte le volte che ha perso un'occasione, pensa che perderà anche questa, cerca di leggere qualche riga dal libro, ma niente da fare, decide di alzarsi, decide di stare seduto per inventare qualcosa di buono da dire, decide di alzarsi ed improvvisare, da un'occhiata a lei e decide di lasciar perdere e leggere qualche altra pagina, non riesce a leggere.
Carla tira fuori un block-notes dalla borsetta e ci scrive sopra qualche riga, si alza e va dall'uomo nero, gli sorride, lui rimane seduto anche se la guarda con occhi confusi e la saluta, lei gli consegna il biglietto.
"Quando avrai capito chiamami" poi si gira tira su la bici da terra vicino alla panchina e pedala via.
L' uomo nero è stupito, non ha capito niente della scena, ha in mano un biglietto, la capacità di leggere gli è tornata all'improvviso
"soltanto allora scoprì che Amaranta Ursula non era sua sorella, ma sua zia,
 e che Francis Drake aveva assaltato Riohacha soltanto perchè loro
 potessero cercarsi per i labirinti più intricati del sangue"

343-1266345
"Cazzo mi ha lasciato il numero di telefono" pensa Gabriel che di nuovo non sa cosa fare chiamarla subito, aspettare, si alza, prende un bel respiro, prende una decisione.
Si siede e riprende a leggere, la chiamerà quando avrà capito.
Le mani di Carla accostano la quarta perla bianca alle altre tre.
La quarta perla bianca ha un cuore dello stesso bianco di una foto antica virata al seppia.

Postato da: Fafhrd a 19:37 | link | commenti (1) |
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Commenti
#1   28 Giugno 2005 - 23:23
 
belle descrizioni. ho trovato un po' meno incisivi i dialoghi, forse troppo "giustificati"..ma questa è solo una mia opinione!
tornerò a fare un giro, ciao ;)
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