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giovedì, 06 ottobre 2005
Book & Chocolate

Inizio
la parte precedente

Ora la vetrina è grande il doppio, qualcuno si è comprato non solo il negozio, ma anche la pizzeria a fianco, ed è pulitissima, linda sia nella parte a specchio che in quella a vetri, divise da una sottile linea argentata che si piega a scrivere “Cioccobreria”.
La porta d'ingresso è particolare, tonda, con la maniglia sul lato destro e il cardine sul lato sinistro, di legno scuro e lucidamente liscio come la parte inferiore della vetrina, a metà della porta nella parte superiore si apre una finestrella divisa da una croce d'argento in quattro pannelli mentre in basso c'è uno sportellino incernierato come si vede nei film l'uscita per i gatti.
“Diavolo l'unica libreria dell'usato che conosco è sparita da un giorno all'altro”
Mauro è seccato, la libreria è sempre stata un punto fermo per lui, il posto dove i libri non erano ostentati, ma dovevano essere cercati tra la polvere e con un briciolo di fatica e scomodità, guadagnati in un certo senso.
E poi c'era una fantasia sulla proprietaria che gli piaceva rigirarsi nella mente, lei era molto vecchia già anni fa quando aveva scoperto il negozio ed era molto vecchia quando ieri era passato, solo che in tutti questi anni non era cambiata di una ruga, nella mente di Mauro il negozio, ma soprattutto l'essenza del negozio, la sua missione per così dire l'aveva resa immortale, sarebbe stata per sempre lì a custodire edizioni fuori catalogo di libri per la gioia e la conoscenza di chi l'avesse saputo scoprire.
Era la fantasia sciocca di uno che sa distinguere bene il reale dal fantastico, ma che preferisce credere nel secondo senza confessarlo a nessuno.
Mauro sapeva bene che la vecchia non era immortale e che quel negozio non aveva nessuna missione, ma vedere le sue fantasie spazzate via dalla cruda realtà di quello che sembra un bar lo seccava.
Lo seccava oltremisura perchè la mattina era partita male, prima il ratto della vita rosicava, poi la città lo aveva fatto sognare ed ora non poteva continuare ad immaginare di vivere in un mondo di magia perchè la realtà lo aveva messo fuori dalla finzione sbattendo la porta.
D'altra parte quel posto nuovo sembrava un bar ed avrebbe avuto sicuramente un bombolone gocciolante di crema ed un cappuccino e forse anche un giornale da scorrere oziosamente saltando lo sport, restava da vedere la qualità della roba ed anche il listino, una mano sulla maniglia e la porta tonda si apre senza un rumore lasciando uscire un profumo di cioccolata, cannella, biscotti e una musica tranquilla, senza parole.
Un passo e Mauro è dentro a guardarsi intorno, tutto in legno, dal bancone alle sedie, legno scuro liscio, i tavoli sono tondi ognuno con al centro una piccola lampada dallo stile retrò, dal soffitto dei lampadari ricoperti di stoffa illuminano discretamente il tutto lasciando ampie zone d'ombra che possono evidentemente venire colmate dalle luci sui tavoli, ma quello che è più strano è che tra i tavoli ci sono delle basse scaffalature piene di libri.
Il locale è grande almeno il doppio di quanto non fosse la libreria, il bancone è lì sulla sinistra dell'ingresso con le spalle alla vetrina, semicircolare e deficitario degli oggetti che sono consueti in un bar ovvero le spine per le bibite e l'assortimento di bottiglie alle spalle della barista, barista che altri non è che una donna dall'età indefinibile (“anche lei! forse è il posto” pensa immediatamente Mauro) ma ha qualcosa di strano che Mauro non riesce immediatamente a definire, la guarda, la osserva, ma non riesce a capire cosa abbia che non va, qualcosa nelle proporzioni forse.
Lei non gli lascia il tempo di guardarsi attorno, gli sorride subito accogliente, non il sorriso che si riserva per cortesia ai clienti, un sorriso caldo, di cuore che le illumina anche i piccoli occhi azzurri e profondi inseriti in una simpatica rete di rughe “Vieni vieni, accomodati dove vuoi, ci sono tanti posti, se accetti un consiglio scegli il primo che ti viene in mente” dice strizzando un occhio.
Mauro si guarda un po' intorno, il locale è vuoto tranne un tavolo, nell'angolo in fondo a sinistra, proprio vicino alla porta che c'era nella libreria e che nelle sue fantasie dava nell'ufficio delle proprietaria dove si svolgevano trattative per libri rari ed edizioni preziose, non ha mai avuto il coraggio di chiedere alla vecchia libraia cosa ci fosse dietro, ora è tardi, ma la porta è rimasta, solo che ora probabilmente da sul magazzino.
L'uomo all'altro tavolo è vestito in maniera singolare a dir poco, indossa dei pantaloni di seta grigi e sopra quella che sembra una tunica parimenti grigia infilata in una spessa cintura apparentemente borchiata in rame, i lineamenti affilati sono concentrati su uno spesso libro mentre l'altra mano pesca regolarmente piccoli biscotti da un piattino posto al fianco di una tazza fumante. la sua lampada è accesa, ma regolata per inviare la luce solo sulle pagine e quindi l'espressione del volto rimane in ombra.
Sulla sedia al fianco alla sua è appoggiato un mantello o più ragionevolmente senza il filtro della fantasia di Mauro un cappotto anch'esso grigio.
Mauro si siede ad un tavolo dove può osservare tranquillamente sia la barista, la cui stranezza ancora non riesce ad afferrare, che l'uomo vestito di grigio e si dispone ad attendere che la donna venga a portargli un menù o a farlo ordinare.
Giocherella con la lampada, la accende, la spegne, trova il potenziometro, la piega e la torce per ottenere lo stesso effetto dell'uomo in grigio e poi la piega e la torce per ottenere una luce che piaccia a lui, passa un minuto e ne passano due, la barista ogni tanto gli scocca il suo sorriso caldo, ma non accenna a muoversi da dietro il bancone dove sta asciugando tazze e bicchieri con uno straccio colorato, l'unica nota di colore del locale se si eccettuano le costole dei libri, già i libri, Mauro non riuscendo a catturare l'attenzione della donna allunga gli occhi sui libri e si sente a casa per la prima volta da quando è entrato in questo strano posto, lo scaffale ha tre ripiani e tutti i libri gli sono conosciuti, o almeno gli autori visto che di molti libri non è mai riuscito a trovare una copia, c'è Fritz Leiber con Fafhrd ed il Graymouser (e Mauro lancia un'occhiata al tizio nell'angolo), c'è Tolkien con il Silmarillion ma senza il Signore degli anelli, c'è Lord Dunsany che gli è stato consigliato ma che non si trova nelle librerie, c'è Bram Stoker e c'è Lovercraft, ci sono anche Herman Hesse e Richard Bach al fianco di Marquez e Baudelaire, e laggiù nell'angolo che gli fa l'occhiolino c'è Doryan Gray chiuso e ben controllato tra Momo e Specchio nello specchio di Hende.
Allunga una mano e sfila un libro qualunque dalla libreria un po' per riempire le mani mentre aspetta ed un po' perchè non è mai riuscito a tenere le mani lontane da una libreria.
Come se non stesse aspettando altro che questo suo gesto la barista scompare dietro al bancone per girargli attorno ed uscire nella sala con il più classico dei vassoi tondi verdi della Heineken orribilmente fuori posto in quell'ambiente raffinato, ed ecco che a Mauro si palesa la stranezza della donna, è bassa, molto bassa, la sua stranezza era nella lunghezza degli arti, che l'avrebbe denunciata subito molto più bassa di come appariva dietro al bancone in piedi su un panchetto probabilmente.
è vestita di rosso scuro, un rosso amaranto con un grembiule verde e non certo all'ultima moda, il suo vestito ha buffe sbalze, pieghe dove non è normale che ci siano pieghe e sicuramente più tasche del normale, quindi forse tutto sommato è vestita all'ultima moda.
“Ciao ragazzo” dice lei naturalmente senza alcun imbarazzo, anzi sorridendo “mi chiedevo se ti saresti mai deciso, sei il quinto che entra questa mattina e gli altri se ne sono andati senza ordinare, ora se sei d'accordo ti porto quello che hai ordinato, direi che ci vuole qualcosa dal sapore forte per quello che hai scelto, cioccolata al peperoncino forse? o forse sono meglio cannella e nocciole, qualcosa di agreste, lasciami pensare, continua pure tu, ora arrivo con la tua ordinazione, non preoccuparti”
Il tutto nel tempo di un respiro, un respiro breve per di più, una voce veloce e giovane, squillante riecheggiante nel locale, probabilmente impossibile da tenere a freno.
Mauro prima ancora di capire che la barista è andata via si trova a guardare la sua schiena mentre si infila, borbottando, di nuovo dietro il bancone, sale sul presunto panchetto ed inizia ad estrarre tazze e spezie insieme a cucchiaini dalla forma strana e classici piattini.
Ovviamente è interdetto, con la bocca semiaperta per pronunciare un'obiezione disseccata a metà lingua guarda stralunato la micro-tizia versare cioccolate, misurare spezie e mescolarle.
Il libro è abbandonato sul tavolo al centro del cono di luce.
Poi scuote la testa, chiude la bocca, “vediamo cosa mi porta”, la sua borsa è scivolata così la riappoggia eretta alla gamba del tavolo e riprende il libro assaporando qualche pagina nell'attesa, ogni tanto lo sguardo, tra una pagina e l'altra, scivola sulla barista che soddisfatta sta finalmente distribuendo dei biscotti su un piatto e dopo un altro paio di pagine versa la cioccolata dal pentolino ad una tazza di ceramica alta dal fondo stretto di un colore sabbiato, Mauro sta per tornare alle pagine, ma la barista sfodera un panno arrotolato con un clangore di posate, lo stende sul bancone e ne salta fuori almeno un centinaio di cucchini lucenti, lei con calma inizia a rovistare nel mucchio, mettendone da parte alcuni e scartandone altri.
Mauro finge di leggere e continua ad osservarla di sottecchi nel suo lavoro certosino, dalla massa ha selezionato una decina di cucchiaini poi ne scarta altri sei, guarda i rimanenti quattro con intensità fino a sceglierne uno solo che appoggia sul piatto con i biscotti, poi alza la testa e strizza l'occhio, Mauro imbarazzato dall'essere stato beccato a spiare confeziona un sorriso malriuscito e torna a leggere davvero.

Postato da: Fafhrd a 06/10/2005 19:51 | link | commenti |
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